[10maggio]a Cinisi a trent'anni dall'omicidio di Peppino Impastato|!|
Per la prima volta le realtà autonome della citta di Palermo hanno deciso di partecipare ad una manifestazione del genere, non condividendo comunque le linee guida di quanti , questo corteo, lo hanno organizzato. Lo spezzone era aperto dallo striscione che riportava la scritta “né con la mafia né con lo stato, nessuna fiducia nelle istituzioni”. Sia con lo striscione che con gli slogan lanciati, il centro sociaole si è fatto portavoce di una riflessione sulla mafia che non è plagiata dall’attuale cultura dell’antimafia, dell’ invocazione della legalità a tutti i costi , dell’appoggio alla magistratura e alla istituzioni, convinti che non si puo’ parlare di una migliorabilità delle istituzioni e dell’invocazione del passaggio da uno stato corrotto a uno stato corretto che comunque rimane nelle compatibilita’ capitaliste , ma di apparati statali che, nella pratica sono stati i produttori di quelle condizioni che hanno portato alla morte di Peppino Impastato, che, come dimostrato da innumerevoli eventi, sono stati i mandanti di molti omicidi, celati sotto la mano di quella che loro, i potenti e ormai molti in Sicilia , chiamano mafia. Mafia è un concetto ormai abusato, un termine speciale come “terrorismo” usato per descrivere una situazione complessa, non possiamo continuare ad utilizzare incondizionatamente questo termine, (Continua)

Sabato scorso, all’incrocio di
via Perpignano, sono stati arrestati dalla polizia sette
Il diritto di decidere sui nostri
corpi dovrebbe essere l’elemento su cui si basa la società contemporanea, ma
così non era e così non è. Le donne hanno conquistato con la lotta alcuni dei
diritti che ad oggi sono loro riconosciuti, come ad esempio il diritto
all’aborto. La legge 194 è una conquista per le donne, per la loro libertà di
scelta, per la loro salute, ma la legge in questione va cambiata, va eliminato
l’articolo 9 che prevede l’obiezione di coscienza. La legge 194 sancisce il
diritto di ogni donna di decidere della propria vita e poi, con un assurdo
controsenso, limita lo stesso permettendo a dei bigotti clerico-fascisti di
decidere al posto della donna, opponendo il veto alla richiesta di aborto,
rifiutandosi quindi di fornire un servizio. La presenza degli obiettori nei consultori, negli ambulatori e negli
ospedali limita la libertà di ogni donna, ne lede la salute e favorisce
l’aborto clandestino. L’obiettore di coscienza, tra l’altro, non rifiuta solo
l’interruzione volontaria di gravidanza ma non prescrive nemmeno la “pillola
del giorno dopo”, cadendo anche in un errore scientifico: è provato che la
pillola del giorno dopo non interrompe una gravidanza in atto ma blocca 

