CALL CENTER ? no grazie !!

Published on 03/28,2008

Il tema della precarietà diventa sempre più oggetto di film,di libri e di dibattito negli show politici nei vari canali televisi.Ma tutto ciò sta avvenendo dopo anni di lotte da parte di precari e precarie che con fatica sono riusciti a far emergere un problema che fino a tre anni fa restava sommerso proprio per la loro posizione di ricatto . Una cosa è molto chiara: questa precarietà oggi non investe solo le condizioni lavorative, ma è in grado di ristrutturare interamente la nostra vita ed i luoghi in cui questa si svolge. Ci comprano, vendono, ipnotizzano con i massmedia, ci trasformano in perfetti consumatori, sfruttano, ci rubano e rivendono le nostre emozioni e i nostri desideri, ma soprattutto ci atomizzano ci e isolano. Il peggiore destino è la routine, soli ad orbitare tra ufficio, metrò, televisione, bar.Ogni aspetto della nostra esistenza di precari, di intermittenti, di giovani, di vecchi, di cognitari o di lavoratori cosiddetti garantiti viene sottoposto a continui ricatti, aggressioni e negazioni: dalle condizioni abitative e ambientali al reddito eroso dalla morsa del caro-vita e del lavoro sempre piu' intermittente e meno tutelato; dal taglio delle pensioni all'impossibilita' di accedere a servizi pubblici sempre piu' smantellati e privatizzati; dalla precarizzazione dell'accesso ai saperi e alla formazione fino alla precarieta' piu' assoluta della vita in un epoca di guerra globale permanente. Precarieta' ben esemplificata infine dai migranti, che subiscono la negazione assoluta delle liberta' civili e dei diritti sociali e di cittadinanza.

Questa mattina alla facoltà di lettere e filosofia è stato presentato il film che affronta il tema della precarietà   " TUTTA LA VITA DAVANTI "  di Virzì , e noi eravamo li' presenti ed abbiamo intervistato la protagonista del film, una giovane palermitana , Isabella Ragonese.

ascolta l'intervista a Isabella Ragonese sul film :

L'inferno italiano di inizio Millennio è un luogo di lavoro - precario, ovviamente - che sembra un incrocio tra un villaggio vacanze e un reality show. In cui si comincia la giornata cantando e ballando, come in un musical. In cui la caporeparto è una sorta di maestrina sadica che dispensa premi e punizioni. In cui le ragazze vengono licenziate come in un'eliminazione del Grande fratello. In cui l'apparente allegria nasconde violenza, brutalità, orrore. E un'ansia del futuro che lì - in quel call center in mezzo al nulla, tra Roma e il suo aeroporto - accomuna tutti. Vittime e carnefici, manager e soldatini semplici.
Il tutto raccontando - ed è questo l'altro suo grande merito - un mondo di cui si parla molto, ma che pochi mostrano: quello, appunto, dei lavori part-timedei contratti a progetto, dei call center a 400 euro al mese. Un universo sottilmente totalitario, ma col sorriso: ci si sveglia con l'sms incoraggiante della capufficio, si canta e balla appena insediati alla scrivania, i migliori vengono premiati. "Un inferno di sottoccupazione ancora più beffardo - spiega Virzì - in quanto rivestito di scintillante modermità: telefonini, computer. Ma che riguarda davvero gli 'ultimi della società'". Ed è in questa realtà senza certezze né legge che si muove la protagonista del film, Marta (Isabella Ragonese, già vista in Nuovomondo di Emanuele Crialese): fresca di laurea in filosofia con lode, priva di qualsiasi raccomandazione, vede le porte del mondo accademico chiudersi. E allora finisce per fare la baby sitter alla figlia della bella e sbandata Sonia (Micaela Ramazzotti), e comincia anche a lavorare nel call center dell'azienda Multiple, specializzata nel vendere un apparentemente miracoloso elettrodomestico.   Lì, sotto la direzione di una Sabrina Ferilli versione kapò, Marta all'inizio si trova bene. Cominciando a familiarizzare con le bizzarre regole del posto. Appassionandosi, spinta dalla colleghe, al Grande fratello televisivo. Stringendo amicizia col fragile venditore aziendale Lucio 2 (Elio Germano). Arrivando a conoscere da vicino le miserie familiari ed esistenziali del boss Claudio (Massimo Ghini). Per poi finire per vuotare il sacco col sindacalista Cgil Valerio Mastandrea, con conseguenze imprevedibili... E portando alla luce la brutalità e la violenza (fisica, non solo morale) che si cela in questo tipo di organizzazioni.
Il risultato è un film crudissimo, una vera e propria black comedy. "Ma io credo che qualcosa di buono dal film emerga - conclude il regista - ad esempio, nella solidarietà tra due persone diversissime come Marta e Sonia. O tra donne di tre generazioni diverse. Perché invece, anche sul lavoro, la malattia più terribile è la solitudine: se non è esperienza di relazione resta solo inciviltà. Aumenta il prodotto interno lordo, ma non la qualità della nostra vita".

Guarda il trailer del film :


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