* PALERMOMAYDAY * 1 maggio di lotta a Palermo. Corteo dell'opposizione sociale. [appello]

Published on 04/24,2008

Palermo: La legalità al centro  del processo di trasformazione della metropoli…Territorio, governance…modernita’.

 
In questi ultimi mesi a Palermo ,ed in Sicilia, abbiamo assistito ad una serie di eventi che hanno contraddistinto il dibattito pubblico nei media , nelle piazze , nelle universita’ nei centri del potere. Una massiccia campagna che, dopo anni di connivenze e legami fra le istituzioni e le mafie , vorrebbe ridisegnare l’immagine della Sicilia , per prepararla ad una iniezione di “modernita’ e di sviluppo” con la quale stravolgere  il territorio e  le  abitudini di chi lo abita e lo vive quotidianamente. Un cambiamento radicale della società che si sta operando dall’alto e che ha mobilitato una parte importante della società  siciliana . Una molteplicità di eventi infatti si sono scatenati contemporaneamente :  una  nuova crociata sulla legalità che santifica in ogni sua opera la magistratura e le sue sentenze (come hanno fatto gli utili idioti del centro sinistra che sono scesi in piazza a festeggiare (?) le dimissioni del governatore Cuffaro) ; la massiccia campagna contro il pizzo, pagato dai commercianti alla mafia, portata avanti da associazioni legate al centro-sinistra; le prese di posizione di Confindustria  sulle denuncie delle estorsioni ;  le arringhe di Montezemolo che dettano le linee guida dello sviluppo nel territorio siciliano nei prossimi anni. Questi citati , sono tutti elementi  che rendono evidente il disegno che i poteri forti hanno in mente per il futuro della Sicilia, una nuova “primavera “ che come la prima del 91/92 fatta a suon di stragi, garantisca oggi  con l’area di libero scambio del 2010 un ricambio della classe dirigente della nostra società ed una modernizzazione forzata della regione.  Risulta evidente dopo gli arresti dei boss di spicco della mafia , che un certo tipo di mafia allo stato non serve piu’ e che la scadenza del 2010 in Sicilia sarà uno spartiacque che modifichera’ notevolmente la nostra societa’ , le relazioni sociali e gli attori che in essa reciteranno un ruolo di primo piano. Nel 2010 infatti entreranno in vigore gli accordi per la creazione dell’area di libero scambio euro-mediterraneo. L’abolizione dei dazi e dei vincoli favorirà una politica di investimento nei Paesi della sponda nord-africana al fine di creare “occupazione”, “sviluppo” e “ritorno economico”. Per la sua fortunata posizione geografica la Sicilia avrà  la possibilità ,nei piani dei potenti , di diventare un centro nevralgico degli scambi e della economia di un’area vastissima in via di sviluppo, favorevolmente inserita nel quadro geo-politico della economia europea. Una importante scadenza per il debole e parassitario capitale siciliano , che intravede nell’apertura dei nuovi mercati, nei finanziamenti che l’Europa mettera’ a disposizione per favorire questo processo, nella manodopera a bassissimo costo dei paesi del mediterraneo, una possibilità di profitto senza pari per le imprese siciliane: per fare questo si realizzera’: << un  processo di internazionalizzazione della città che si tradurra’ operativamente nella riorganizzazione funzionale della città di Palermo finalizzata a dotare il territorio urbano delle infrastrutture di base, delle strutture ricettive e dei servizi a valore aggiunto necessari a sostenere questo ruolo, nonché nell’organizzazione a sistema di questi necessaria a fare assumere alla città capoluogo della Regione il ruolo strategico di capitale dell’Euromediterraneo. >>

Non è dunque questione di nuove sensibilità, o di una nuova etica della politica e dell’economia in Sicilia o ancor meno di una improvvisa centralità della questione Morale ,, né che la resistenza delle donne e degli uomini al fare neocoloniale dei mercati e dei loro Stati non trovi altre “occasioni” di organizzazione e lotta, è che oggi  l’attacco ai territori, alla loro relativa autonomia, ha toccato un limite epocale. L’arroganza dei governi, le politiche platealmente servili con cui si soddisfano le voglie incontenibili di profitto dei gruppi economici e militari, che riorganizzano l’intero mondo a partire dai loro interessi, si riversano direttamente sui territori nelle differenti forme delle speculazioni edilizie, della precarieta’ totale del lavoro e della vita, delle grandi assurde ed inutili infrastrutture, della privatizzazione delle acque, delle basi militari, delle megadiscariche, degli inceneritori, delle trivellazioni, delle cementificazioni, dell’annullamento delle zone protette, ed in Sicilia in particolare in questi prossimi anni, sara’ l’area di libero scambio Euromediterranea che partira’ dal 2010 la svolta’ di modernita’ e di sviluppo capitalista che stravolgera’ il territorio.  Per potere attuare questo progetto , attraverso il paradigma della “legalità” , concetto vuoto e astratto, dato che  la legalita’ , vecchia o nuova, viene fuori dai rapporti di forza nella societa’ dove di volta in volta il concetto di legalità si modifica in base alle azioni , agli avanzamenti e agli arretramenti dei movimenti sociali e delle conquiste che negli anni hanno ottenuto, si punta a normare e normalizzare un territorio come quello Palermitano che da sempre ha espresso livelli di extralegalità ed insubordinazione diffusi , prova ne è la situazione dei quartieri popolari che, in certe fasi storiche, si sono rivelati come  zone incontrollate ed incontrollabili da parte dello stato e delle sue forze dell’ordine.

 

 

Mentre Palermo si rifa’ il look cresce l’emergenza casa

L’emergenza casa è ormai endemica nella città di Palermo come in tutta Italia.

Sono più di 60 mila le famiglie che attendono di avere una casa popolare in tutta la Sicilia e oltre la metà sono concentrate nelle 3 grandi città, Palermo,Messina e Catania.

Nonostante l’emergenza abitativa cresca di anno  in anno, pochi sono gli interventi delle istituzioni in questo ambito:  risale al ’98 l’ultimo grande piano di edilizia residenziale messo in piedi dalla Regione salvo stanziare 10 milioni di euro lo scorso anno per realizzare alloggi dove non servono, cioè nei piccoli comuni dell’entroterra siciliano (1700 sono gli alloggi sfitti nella provincia di Trapani, 436 nella provincia di Catania e così via)

Da una ricerca sul fabbisogno abitativo, condotta dall'Università di Palermo, risulta che da qui al 2011 occorrerebbero 18.000 alloggi, cioè bisognerebbe disporre di 3.000 alloggi l’anno. La giunta comunale non ha nessun programma per fare fronte a questo fabbisogno.
”Gli abusivi” come vengono classificati dalle istituzioni, cioè gli occupanti di case popolari assegnate ad altri, sono 3.500.
Dal 2005 al 2008 dovrebbero essere pronti 680 alloggi con interventi di edilizia sovvenzionata.
Nel centro storico, in gran parte ancora con le rovine della guerra, si concentra un patrimonio edilizio di 10.000 alloggi, molti dei quali degradati, fatiscenti e disabitati. Il Comune in tre anni ha realizzato solo 69 alloggi ERP (Edilizia residenziale pubblica).

A Palermo la risposta dell’amministrazione comunale nonostante esistano , liste d’attesa infinite per l’assegnazione di una casa, 10 mila famiglie in graduatoria più altre 2 mila che nemmeno fanno domanda, è la vendita del patrimonio pubblico a privati e l’espulsione dei proletari dal centro storico. L’assetto della città cambia in base alle regole del mercato edilizio e,  nonostante gli innumerevoli tentativi di contrattazione e di dialogo che, nel tempo,  abbiamo cercato di instaurare con l’amministrazione comunale, questa si è sempre dimostrata sorda di fronte alla rivendicazione di un diritto fondamentale. In questo contesto infatti 7 anni fa è nata a Palermo la prima esperienza di lotta per il diritto alla casa.  L’occupazione, andata avanti per un mese, della cattedrale di Palermo e di altri luoghi simbolo della speculazione edilizia e della malsana gestione dell’emergenza casa, manifestazioni cittadine, presidi e blocchi stradali,tavoli di trattative e liste di emergenza sono stati il mezzo per fare pressione sull’amministrazione comunale perché trovasse una soluzione all’emergenza. Anche l’utilizzo dei beni confiscati alla mafia come soluzione provvisoria nell’attesa di assegnazioni definitive è stata una conquista dei movimenti di lotta  che,  negli anni ,  hanno ottenuto dei risultati concreti.

Con il passare del tempo, però, le pratiche della contrattazione e della richiesta si sono rivelate fallimentari. La controparte, l’amministrazione comunale, si è rivelata sempre più trincerata dietro la sua posizione di potere, negando ogni possibilità di dialogo , ostentando i rapporti di forza con minacce di repressione.  L’amministrazione comunale dimostra la sua non volontà di affrontare in modo concreto l’emergenza abitativa in svariati modi: quando fa promesse per reprimere la lotta;  quando concede le briciole svilendo la dignità di chi rivendica un diritto e facendo leva sui bisogni; quando, soprattutto,  nega l’esistenza di beni di proprietà del comune da adibire ad abitazione.

In questo contesto nessuna contrattazione è possibile . Le case ci sono e ce le prendiamo.

Da ciò nasce l’esigenza di abbandonare alcune pratiche per intraprenderne altre che siano più radicali e concrete. Riappropriarsi degli spazi e garantire a se e ai propri figli il diritto alla casa significa ribaltare i rapporti di forza e sfuggire al ricatto di chi crede di poter speculare sui bisogni dei proletari. La lotta per la casa è uno dei terreni di intervento e pratica politica che a Palermo  ha contribuito in questi anni maggiormente a tenere vivo il livello del conflitto sociale dentro .  Innanzi tutto bisogna ribadire che la lotta per la casa deve necessariamente inserirsi, almeno in prospettiva, in un percorso più ampio mirato alla riappropriazione del reddito al di fuori e oltre il  lavoro essendo l’emergenza abitativa un elemento cardine della contraddizione capitale-lavoro. Il bisogno casa dunque non può in alcun modo essere scisso da altri percorsi che corrono su binari vicini. Anzi se la lotta per la casa ha un valore aggiunto è proprio perché rappresenta un percorso potenzialmente unificante per proletari/e che vivono situazioni differenti. In questa fase, il problema casa va ad investire fasce di persone altrimenti non abituate a percepirsi come sfruttati/e, e quindi tradizionalmente poco interessate a forme conflittuali di lotta.
In una città in cui il mercato immobiliare è completamente in mano agli speculatori, fasce sempre più ampie della popolazione sono escluse dalla possibilità di acquistare o affittare un appartamento in città. Sempre più persone sono allontanate dal tessuto urbano verso le nuove periferie situate nell'hinterland provinciale. Chi , in qualche modo, si rifiuta di abbandonare la città, sempre più frequentemente opera scelte come la coabitazione o si sobbarca il peso di un affitto o di un mutuo pari o quasi al proprio reddito mensile.
Una lotta basata sulla riappropriazione pura e semplice, appare ben più realistica di alcune piattaforme rivendicative volte al riconoscimento istituzionale del "diritto alla casa" e alla mediazione con le istituzioni.
Su un livello più generale, riteniamo limitante un piano di intervento meramente rivendicativo in quanto rischia di presupporre di fatto le istituzioni come tramite per il soddisfacimento dei bisogni di classe. E’ ancora centrale che i percorsi di lotta  debbano essere autonomi e contrapposti alle istituzioni che esistono in quanto enti gestori degli interessi di padroni e speculatori.
Ad un anno e mezzo circa di distanza dalle ultime elezioni politiche, il  governo Prodi non ha mostrato nessun segno di discontinuità con i  precedenti governi sul tema delle politiche abitative.
  Poco o niente è stato fatto per affrontare una situazione che diviene di  giorno in giorno sempre più disastrosa ed esplosiva; una vera e propria  emergenza sociale senza freni e paracadute.
 Sempre più persone non ce la fanno più a pagare affitti impossibili, diventano insolventi di fronte a mutui a 25 o 30 anni che rappresentano delle vere e  proprie ipoteche sulla vita; sempre più persone sono costrette a subire  la violenza di uno sfratto (oltre il danno la beffa), a vivere in  situazioni di coabitazione forzata o nelle nuove baraccopoli del 2000; sempre più persone non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese  strette nella morsa del caro vita e della precarietà.

 

5) i conflitti possibili

Di fronte a questi scenari i movimenti sociali hanno tentato di adeguarsi , con creatività e cooperazione , allo stravolgimento del territorio . A Palermo come in tante citta’ di Europa si e’ costruita l’Euromayday , un momento importante che ha dato forza a tant@ precari@

dispersi nella metropoli , ed ha rappresentato nell’immaginario, il primo organizzato momento di ribellione collettiva del precariato metropolitano contro la societa’ della precarieta’ istituzionalizzata.

Dopo un anno di riflessione e di pausa noi proveremo ad adeguare questo evento alla costruzione dell’opposizione sociale ad un processo di valorizzazione e modernizzazione della Sicilia, che da qui a qualche anno potrebbe modificare radicalmente le relazioni sociali e territoriali da noi fin qui conosciute , verso una “modernita’” e “normalita’” che non vogliamo nemmeno immaginare. Questa e’ una ipotesi di lavoro che ci siamo dati e con la quale vogliamo rilanciare in forme nuove, che in questi mesi elaboreremo collettivamente, l’evento Euromayday a Palermo , mantenendo quali rivendicazioni principali quella di un Reddito Garantito lavoro o non lavoro e della casa per tutti , coscienti del fatto che piu’ aumentera’ il livello di “modernizzazione” e di “sviluppo”  nella nostra regione, maggiormente  sara’ pronunciata la precarieta’ totale della vita del lavoro e delle relazioni sociali.

 

 

Centro Sociale ExKarcere

Collettivo Universitario autonomo

Precari dello Spettacolo

Comitato Autorganizzato Senza Casa 

http://myspace.com/palermomayday 

http://isole.ecn.org/excarcere

 


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