Segnaliamo il nuovo romanzo della regista Palermitana Emma Dante

Com’è triste Palermo con i Ras degli ingorghi

Via Castellana Bandiera è una stradina troppo stretta per due
macchine in senso opposto, figurarsi per due mondi lontani. Così
stretta che lo scontro infinito sul diritto di precedenza tra due
automobiliste, incarognite per motivi diversi, innesca una rabbia
minacciosa: il veleno dell´orgoglio ferito sfonda gli argini della
convivenza civile per dare vita a una situazione da teatro
dell´assurdo che trasuda la più feroce palermitanità di borgata.

"Via Castellana Bandiera" è il primo romanzo di Emma Dante, autrice
e regista teatrale che ha dato una scossa alla città, in uscita ai
primi di settembre con Rizzoli e che "Repubblica" ha letto in
anteprima: nel passaggio dalla scrittura scenica a quella
letteraria, la Dante si porta appresso i suoi "Cani di bancata", i
suoi personaggi torvi, tanto violenti quanto violentati, e il suo
gusto per la sberla allo spettatore, in questo caso lettore. Mira
al ventre, Emma Dante, e chi cerca cartoline da Palermo o eroi
seducenti ha sbagliato libro.More...
E così, giusto per rimarcare le radici, via Castellana Bandiera
diventa il palcoscenico di una tragicommedia tutta palermitana
nella quale, alla maniera di Roberto Alajmo e del suo "È stato il
figlio", la macchina si pone come un irrinunciabile simbolo di
possesso e di potere, strumento di protervia col quale imporre la
propria legge nel Far West del quartiere Fiera. Una sorta di
protesi del proprio corpo grazie alla quale esigere rispetto in
nome di un paraurti più poderoso di quelli altrui, di un clacson
più strombazzante di quelli «avversari»
Lo spunto è la contesa surreale tra due macchine che si
fronteggiano l´una contro l´altra in quel budello a doppio senso
che è via Castellana: le due donne alla guida, una vecchia albanese
e una palermitana trapiantata a Milano, emblemi di due pezzi
diversi di città, sono entrambe decise a non indietreggiare di un
passo. La prima per una cieca ostinazione che sale dritta dalle
ferite della sua vita di donna sradicata, la seconda per l´adesione
a un principio, forse di legalità, puntellato dal morso di un amore
lesbico che traballa. E mentre Samira e Rosa si sfidano bloccando
la strada per un tempo infinito, via Castellana si anima
rumorosamente attraverso quella folla vociante sempre pronta a
intervenire per dire la sua, a Palermo, in caso di incidente o
ingorgo. La gente accorsa si divide in fazioni, dietro le macchine
si crea una coda di altre auto che parteggiano per soluzioni
opposte, volano testate, partono coltellate, si arriva
all´immancabile riappacificazione, ma la Punto e la Multipla
rimangono lì, come un totem della palermitanità più becera, quella
che gode nell´alzare muri lungo il cammino altrui. E nelle mani di
una regista, questa folla variopinta diventa il coro della
tragicommedia, col suo carico di mafiosità larvata, che si sviluppa
attorno alla contesa. «Samira spegne il motore, Rosa risponde
automaticamente con lo stesso gesto – scrive l´autrice – Le donne
si fissano come galline, con il collo teso e la testa leggermente
spostata in avanti. Pronte a scattare, tendono le orecchie.
Entrambi gli equipaggi guardano il proprio conducente con profonda
stima e senso dell´onore. Anche se resterà segreto per loro il
motivo della sfida: Rosa e Samira dichiarano guerra alla propria
sottomissione».

Baricentro della vicenda è la famiglia Calafiore, campione di una
tipologia palermitana attecchita attorno all´abusivismo in ogni sua
manifestazione, all´assenza di regole, al precariato del diritto e
a un personalissimo concetto dell´onore. Emma Dante sfaccetta il
patriarca, Saro, con un carnalità che lo rende gemello dei mille
altri piccoli boss che si incontrano ogni giorno nelle strade di
Palermo. Infido, sanguigno, rapace, a capo di una tribù che di
certo non lo adora ma sicuramente gli obbedisce. «I piccioli sono
l´ideale su cui ha fondato la vita e la paura di perderli o di non
averne abbastanza gli fa arrizzare le carni: il modo incazzoso con
cui tratta il prossimo deriva proprio dalla tremenda sensazione di
avere accanto, persino nella sua stessa casa, il traditore infame
che un giorno o l´altro glieli fotterà». Ed ecco che torna un altro
tema caro a tanti spettacoli della Dante, da "Carnezzeria" a
"Mischelle di Sant´Oliva", la famiglia come covo del malanimo, come
vaso di Pandora di segreti inconfessabili: spuntano cognate che si
guardano in cagnesco, figli cresciuti senza amore, schiavitù da
tinello, gelosie ossessive, ripicche domestiche, liti furibonde,
persino omosessualità represse. A casa Calafiore si odiano tutti,
scrive la Dante, ma nessuno si sogna di andare via per
l´assuefazione a mortificare il piacere in quel ventre molle e
deforme che è la casa.

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